In Lombardia sale la febbre, e non è quella suina

Il virus è insidioso perché non si vede e per di più è mutante. Lo si riconosce solo quando colpisce, manifestandosi in superficie. Non solo quello dell’influenza suina, ma anche il virus degli scontri intestini che stanno scombussolando il rione sanità del centrodestra. A venire in superficie ieri è stata un’intervista a tutta pagina del Corriere della Sera a don Luigi Verzé, fondatore del San Raffaele, il grande ospedale e centro di ricerca biomedica da cui proviene anche il viceministro Ferruccio Fazio.
6 NOV 09
Ultimo aggiornamento: 22:16 | 9 AGO 20
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Ed è appunto alla voce “altro” che c’è da guardare per il presente. A maggio, quando il ddl per scorporare nuovamente il ministero della Sanità dal Welfare era stato annunciato, Berlusconi aveva subito garantito: “Il professor Fazio diventerà ministro e potrà quindi sedersi al Consiglio dei ministri con pari dignità rispetto a tutti gli altri”. Era sembrata quasi una promessa da mantenere nei confronti dell’ex direttore del servizio di Medicina nucleare e Radioterapia del San Raffaele. Il ddl poi approvato sarà in vigore dal 2010. E anche se il ministero sarà senza portafogli – ufficialmente il ministro dovrà agire “di concerto” con via XX Settembre, ma Marilena Adamo del Pd tuonò: “Vuol dire che il nuovo ministro non va neanche in bagno se non l’ha concordato con il ministro dell’Economia” – il dicastero è pur sempre strategico.
Ma la poltrona della Sanità si è venuta a trovare, per contingenze esterne, al centro di una partita ancora più complicata: quella delle imminenti candidature per le regionali. Per Berlusconi, impegnato a trattare con la Lega, il nuovo ministero rappresenta anche una chance in uscita per qualche governatore. L’ipotesi di Giancarlo Galan non è mai ufficialmente apparsa, ma è significativo che ieri, dopo aver incontrato il premier, sia stato proprio il governatore uscente del Veneto a dire: “Io per il posto del ministro Fazio non sono adatto. Ma mi ci vedete a discutere con i dirigenti delle Asl calabresi?”. Discorso analogo per Roberto Formigoni. Anche se il governatore lombardo lascia intendere che per lui la Sanità non vale il Pirellone. Dunque nemmeno se la sua partenza per Roma venisse bilanciata dall’arrivo di Maurizio Lupi a Palazzo Marino, di cui a Milano si parla sempre più a voce alta. Tutto questo, per inciso, rassicura don Verzé solo a metà: è certo che la Sanità lombarda, anche se Formigoni non fosse costretto a lasciare, passerà comunque in mani leghiste. La febbre sale, e non è la suina.